Il primo ministro slovacco Robert Fico ha annunciato la ripresa delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba sul territorio slovacco, avvertendo al contempo che la situazione rimane fragile e imprevedibile. Attribuendo il successo alla “politica estera sovrana” del suo governo, Fico non ha nascosto il suo scetticismo riguardo alla durata dell’accordo e, cogliendo l’occasione, ha nuovamente attaccato il pacchetto di prestiti dell’UE a favore dell’Ucraina.
L’oleodotto Druzhba ha ripreso nelle prime ore del mattino il trasporto di petrolio russo sul territorio slovacco, ponendo fine a un’interruzione di alcune settimane che – come ha ammesso Robert Fico – “suscitava preoccupazione”. Il primo ministro ha informato che nel corso della giornata è prevista una fornitura di circa 13.500 tonnellate.
Nonostante l’evidente sollievo, il tono del discorso era ben lungi dall’essere trionfante.
“Siamo realisti. Nessuno festeggia, perché in Ucraina la guerra continua” ha detto Fico, precisando però che non intende fare alcuna previsione sul futuro funzionamento dell’oleodotto.
Bratislava si attribuisce il merito
Elemento chiave della narrazione di Fico è stata la tesi secondo cui è stata proprio la politica decisa e indipendente del governo slovacco a portare alla ripresa delle forniture. Il premier ha parlato della necessità di usare un “linguaggio più duro” e della disponibilità a esercitare pressioni.
“Ancora una volta si è dimostrato quanto sia importante condurre una politica estera sovrana. Quanto sia importante non avere paura e a volte usare un linguaggio più duro per esercitare pressione” ha sottolineato Fico.
Il primo ministro slovacco ha sottolineato allo stesso tempo che il successo è stato il risultato della collaborazione di diversi soggetti: la Commissione europea, la società slovacca Transpetrol e il governo ungherese di Viktor Orbán, al quale ha attribuito un “ruolo estremamente importante” nella ripresa delle forniture.
Avvertimento contro una «profonda sfiducia»
L’avvertimento politico più grave è stato lanciato nel contesto di un’eventuale nuova interruzione delle forniture. Fico ha indicato chiaramente quali conseguenze avrebbe per le relazioni UE-Ucraina un’ulteriore sospensione del trasporto.
“Se dopo tutto questo l’Ucraina dovesse interrompere nuovamente le forniture di petrolio tra pochi giorni, ciò causerebbe un massiccio aggravamento della sfiducia tra l’UE e l’Ucraina” ha avvertito il primo ministro, senza escludere tale scenario.
“Dobbiamo prendere in considerazione anche questo scenario, perché questa è una guerra, e durante una guerra possono succedere diverse cose” ha aggiunto.
In una situazione in cui i rapporti tra Bratislava e Kiev sono già tesi, la retorica di Fico complica ulteriormente il già intricato puzzle diplomatico.
Prestito all’Ucraina: «Non c’entro nulla»
A prescindere dalla questione del gasdotto, Fico è tornato sul tema del pacchetto di prestiti dell’UE per l’Ucraina del valore di 90 miliardi di euro. Il primo ministro slovacco ha preso ancora una volta chiaramente le distanze da questo meccanismo.
“Si tratta di un prestito di guerra con cui non ho nulla a che fare. 60 miliardi sono destinati alle armi, 30 miliardi al funzionamento dell’Ucraina in quanto tale. La Repubblica Slovacca non ha acconsentito a questo prestito e non vi partecipa” ha dichiarato, precisando che, insieme alla Slovacchia, anche la Repubblica Ceca e l’Ungheria si sono escluse dal finanziamento.
Allo stesso tempo, Fico ha sottolineato che Bratislava non ha bloccato il pacchetto, indicando in questo contesto esclusivamente il governo ungherese.
Tradotto da Alessia Peretti. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui

